Un altro tassello è stato aggiunto nella costruzione di una più compiuta spumantistica italiana che nulla debba invidiare a quella della Champagne.  A fissarlo sono stati i cugini Lunelli che oggi – con Marcello, Matteo, Camilla ed Alessandro – rappresentano  la terza generazione che regge le sorti del brand Cantine Ferrari. Ad alzare in modo significativa l’asticella degli SW italiani è il Ferrari Trentodoc Riserva Perlé Bianco 2006, l’ultimo nato della fortunata linea Perlé, quella che è intermedia nella piramide qualitativa degli spumanti trentini e che evidenzia esclusivamente le uve prodotte nei vigneti di famiglia. Una linea che oggi ha raggiunto la sua quarta etichetta: all’iniziale Perlé (un campione nel gradimento e nelle vendite Ferrari) si sono aggiunti nel tempo, infatti, il Rosé Riserva, il Perlé Nero Riserva (soltanto uve di Pinot nero) e oggi la Riserva Bianco, figlia esclusivamente di una rigida selezione delle uve Chardonnay provenienti dai vigneti di famiglia.
Ben 104 sono stati i mesi sui lieviti in virtù di una annata partita in ritardo con un inverno freddo seguito da una primavera mite, e che nel periodo estivo ha visto un ottimo equilibrio idrico a fronte di bel tempo soleggiato e asciutto anche nelle vigne di medio-alta collina, a 400-700 metri esposte a sud-est e sud-ovest. 30mila le bottiglie messe in catasta e quindi collocate sul mercato alla fine dell’anno scorso.
Il risultato è un Metodo classico molto appagante, in grado di soddisfare palati molto esigenti ma caratterizzato da una beva cosi “intelligente” da conquistare anche quelli meno esperti: sin scolastico l’equilibrio fra le bellissime note olfattive e le sensazioni che si possono ritrovare nel palato; fresco e vitale in bocca con una complessiva rotondità frutto della lunga maturazione e con un perlage assolutamente perfetto.
Il naso è potente, immediato, quasi esplosivo dalle ricche note fruttate, marcate sensazioni balsamiche e di agrumi che si fondono con quelle di mela al forno e spekulatius. In bocca si ritrovano gli agrumi canditi, in particolare albicocca e cedro, con un finale lungo di spezie e nocciola. Un Metodo classico affascinante, in grado di dar la paga a tantissimi Premier Cru, Grand Cru e tutto il repertorio che mettono in campo le grandi maison francesi. Un nuovo termine di paragone della spumantistica italiana, con un’affermazione piena della tradizione atesina che oggi appare ai vertici della produzione nazionale.

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