Cesarini Sforza è, sin dalla sua fondazione nel lontano 1974, uno dei simboli della spumantistica atesina. Dai suoi fondatori – Giuseppe Andreaus e il conte Lamberto Cesarini Sforza – venne un forte pressing per una denominazione ed un disciplinare che, fissando regole ben precise, consentissero alla tradizione trentina di allargarsi oltre al perimetro dei Ferrari-Lunelli, di Giulio Letrari e gli altri “ragazzi” dell’Equipe 5, dell’Istituto di San Michele all’Adige ecc… per diventare un punto forte della produzione regionale. Missione compiuta (da non scordare lo sbarco temerario nel mondo dei Metodo classico Rosè già nel 1985) anche grazie all’ingresso di Cesarini Sforza nell’orbita La-Vis nel 2001, passaggio che ha consentito alla nobile maison di mettere le mani sulle migliori uve prodotte in Val di Cembra dai soci della cooperativa. Conosciutissimi i suoi flagship: la Riserva Aquila Reale (100% Chardonnay, oggi un Cru, creato soltanto con le uve provenienti da Maso Settefontane, nel Comune di Giovo, noto già dal ‘700 come produttore di uve di altissima qualità) e il Tridentum Brut Rosè, 100% Pinot nero, entrambi pluripremiati in tantissime competizioni internazionali.
Alla Riserva “Aquila Reale”, Cesarini Sforza ne ha aggiunta una seconda, anch’essa un blanc-de-blancs che nasce con le migliori uve Chardonnay provenienti dai vigneti d’altura più vocati della Valle di Cembra, a circa 600 metri slm, esposti a sud e sud-est, su terreni sabbiosi, ricchi in porfido,  dove l’importante escursione termica tra il giorno e la notte e la corretta insolazione contribuiscono a concentrare nei grappoli i tipici e ricercati aromi fruttati. Il terreno sabbioso, profondo, di porfido dona un’invidiabile sapidità e una mineralità di lunga persistenza. La raccolta manuale, il conferimento in piccoli contenitori, la pressatura soffice e la precisione ricercata in ogni fase della produzione permettono di ottenere un prodotto unico, caratterizzato dall’equilibrio e l’armonia gustativa. La nuova Riserva, in commercio c’è ora il millesimo 2009, è un extra-brut, e si chiama “1673” per ricordare il matrimonio che diede vita alla casata tra la duchessa Livia Teresa Cesarini, ultima discendente della omonima nobile famiglia romana e il fascinoso e raffinato Federico Sforza di Santa Fiora, ramo toscano del grande casato degli Sforza. La vendemmia è manuale e si è svolta nella prima decade di settembre; pressatura soffice di uve intere in apposite marmonier; decantazione statica dei mosti; fermentazione a temperatura controllata in serbatoi d’acciaio inox, affinamento sulle lisi per 6 mesi circa, rifermentazione in bottiglia, 48 mesi di permanenza sul lievito. Impronta olfattiva molto fine ed elegante; palato ampio e di assoluto appagamento. Con lo sviluppo e l’implementazione delle Riserve il Trentodoc sta conquistando posizioni di assoluta premiership nella spumantistica d’autore italiana, in grado di affrontare ad armi pari la competizione con gli Champagne.

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