C’è sempre stata storia per i Metodo classici con un buon dosaggio di zucchero – extra dry o dry (quindi, da 17 grammi/litro  sino a 32) -; anzi, nel passato, lo stesso Champagne era cercato a livelli zuccherini ben maggiori di quelli che apprezziamo oggigiorno. La tradizione è rimasta e sebbene l’extra dry sia appannaggio di bollicine più facili, non sono poche le maison “tradizionali” che inseriscono vini di questa dolcezza in portfolio.
Ne abbiamo provato uno austriaco, proveniente dalla antica Pannonia, al confine con l’Ungheria (con cui condivide il lago Neusiedler che, nonostante la sua limitata portata d’acqua, ha importanti effetti sul clima della zona ed è patrimonio Unesco per le sue peculiarità): si tratta del Muscat Ottonel della storica cantina Szigeti, rilanciata nel 1991 dai due fratelli Norbert e Peter che hanno deciso di concentrarsi sulla produzione di spumanti. I vitigni utilizzati sono quelli tradizionali più Welschriesling (il nostro Riesling italico che viene prodotto anche bio), Saint Laurent (anch’esso bio nella versione Rosé), Gruener Veltiner e Zweigelt. «Per la produzione – spiegano – usiamo soltanto uve selezionate a mano, che provengono quasi esclusivamente da vigneti posizionati nell’area limitrofa al lago Neusiedler (è ad appena 15 metri sul livello del mare, ed ha una profondità massima di 1,8 metri, non ha emissari o immissari, e vive soltanto delle precipitazioni): il microclima speciale e le molte ore di sole in questa regione danno al vino un suo gusto speciale».
L’enologo Norbert Szigeti passa molto tempo nei vigneti dei conferitori al fine di garantire che le uve soddisfino standard di alta qualità e il carattere varietale dei vitigni. Compreso questo Muscat Ottonel (ovvero, l’incrocio fra Chasselas e Muscat Ingram realizzato in Francia a metà dell’Ottocento che in Alsazia, altra sua terra d’elezione assieme ad Austria, Svizzera e Romania, prende il nome di Muscat d’Alsace).
Giallo paglierino, ottimo perlage, al naso sviluppa profumi di fiori d’arancio, gelsomino, e note agrumate e di crema pasticcera; il palato è di buon corpo, molto coerente al naso, lungo ed ampio. Tornano note d’agrumi, una leggera balsamicità ed una buona salinità. Molto particolare, di gradevole beva, interessante e soprattutto diverso dagli standard cui ci siamo abituati.

Facebooktwitterlinkedininstagramflickrfoursquaremail