L’andamento del mercato USA, secondo il presidente dell’Italian Wine & Food Institute, Lucio Caputo, presenta, nel primo quadrimestre del 2018, segni di instabilità e dati altalenanti.  In regressione le importazioni da Australia, Cile ed Argentina (rispettivamente quarto, quinto e sesto paese fornitore in valore del mercato USA), in costante aumento le importazioni da Francia e Nuova Zelanda (rispettivamente secondo e terzo paese fornitore in valore del mercato USA) e stabili in quantità ed in aumento in valore le importazioni dall’Italia (primo paese fornitore del mercato USA). Questa instabilità fra i principali sei fornitori del mercato statunitense, ha portato ad una diminuzione complessiva delle importazioni statunitensi del 4,3% in quantità e ad un aumento dell’11,3% in valore. Aumento quest’ultimo determinato da un generalizzato aumento dei prezzi non compensato dal recente rafforzamento del Dollaro.
Le importazioni complessive statunitensi, secondo la nota dall’Italian Wine & Food Institute, sono ammontate a 3.186.460 ettolitri, per un valore di $ 1.542.461.000, contro i 3.330.570 ettolitri, per un valore di $ 1.385.289.000, del corrispondente quadrimestre del 2017.
L’andamento delle esportazioni italiane è in linea, secondo la nota dell’Italian Wine & Food Institute, con quello complessivo del mercato di importazione americano. Ferme in quantità (+0,7%) hanno fatto registrare invece un incremento dell’11,7% in valore. Complessivamente, l’Italia è passata dagli 832.840 ettolitri, per un valore di $ 428.935.000, del primo quadrimestre del 2017, agli 838.270 ettolitri, per un valore di $ 479.405.000, del primo quadrimestre dell’anno in corso. La quota di mercato dei vini importati dall’Italia è risultata pari al 26,3% in quantità e al 31% in valore mentre si è mantenuto stabile il prezzo medio dei vini italiani imbottigliati pari a $5,94 al litro contro i $3.14 dell’Australia e i $9,38 della Francia.
La classifica dei principali paesi fornitori del mercato americano vede in testa, nel periodo in esame, l’Italia seguita, nell’ordine, da Australia, Cile, Francia, Nuova Zelanda e Argentina in quantità e da Francia, Nuova  Zelanda, Australia, Cile ed Argentina in valore.
Le importazioni dall’Australia sono risultate pari a 526.520 ettolitri per un valore di $ 106.355.000 contro i 727.920 ettolitri, per un valore di $127.618.000, del corrispondente periodo dell’anno scorso con un riduzione del 27,7% in quantità e del 16,6% in valore.
Le importazioni dal Cile sono passate da 517.560 ettolitri, per un valore di $ 95.051.000, del primo quadrimestre del 2017 a 515.530 ettolitri, per un valore di $ 91.054.000, del quadrimestre in corso, con una riduzione dello 0,4% in quantità e del 4,2% in valore.
Le importazioni dalla Francia, sempre secondo la nota dell’IWFI, sono passate 417.580 ettolitri, per un valore di $347.552.000, del primo quadrimestre del 2017 a 476.980 ettolitri, per un valore di $438.227.000, del primo quadrimestre dell’anno in corso con un aumento del 14,2% in quantità e del 26% in valore.
Le importazioni dalla Nuova Zelanda sono passate da 259.360 ettolitri, per un valore di $138.645.000, del primo quadrimestre del 2017, a 305.690 ettolitri, per un valore di $ 174.365.000 del primo quadrimestre dell’anno in corso con un aumento del 17,9% in quantità e del 25,7% in valore.
Le importazioni dall’Argentina sono passate da 219.210 ettolitri, per un valore di $ 84.911.000 del primo quadrimestre del 2017, a 165.940 ettolitri, per un valore di $79.509.000 del primo quadrimestre dell’anno in corso con un decremento del 24,3% in quantità e del 6,3% in valore.
In costante aumento, infine, sempre secondo la nota dell’Italian Wine & Food Institute, l’andamento delle esportazioni degli spumanti italiani passate da 212.340 ettolitri, per un valore di $ 107.258.000, del primo quadrimestre del 2017, a 247.330 ettolitri, per un valore di $ 140.887.000, del primo quadrimestre dell’anno in corso, con un aumento del 16,5% in quantità e del 31,3% in valore. La quota di mercato degli spumanti importati dall’Italia è risultata pari al 63,1% in quantità e al 43,4% in valore.

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