Riempio il bicchiere  di questo “Daniele Zamuner Riserva Extrabrut millesimo 1992”. La sboccatura è relativamente recente, e questo può anche essere un rischio. Per me una delle migliori espressioni finora prodotte dall’azienda. A un anno dalla sboccatura il vino sembra perfezionarsi instancabilmente nella sua inusuale performance dell’eterna giovinezza. Dotato di un misterioso fascino della bollicina fine e pungente, inebria i sensi parcamente, esibendo al termine un magistrale equilibrio. Piu’ di un quarto di secolo di vino che coinvolge ed invita alla degustazione davvero emozionante – la prevalenza del pinot nero (le riserve normalmente sono 70% pinot nero, 20% pinot meunier, 10% chardonnay) si è integrata perfettamente con la gentilezza dello chardonnay che risale al naso ed apre uno scenario di contorni floreali, fini e delicati nonché particolarmente chic. Bellissimo risultato del terroir d’antica glaciazione delle colline moreniche di Sona, Lago di Garda. “Daniele Zamuner Riserva”  mi conferma che il vino è una bevanda unica, ricca di molti significati incancellabili.  Quasi totale assenza di solforosa,  segno che già al suo ingresso in bottiglia il vino era equilibrato. Quanto alla pulizia, se un vino è sulfureo, acetoso, legnoso, svanito, lattoso, la presenza di uno o più di questi difetti è assolutamente insensibile al tempo che passa. Se un vino entra in bottiglia viziato, identicamente per sempre rimane. Così come la consistenza non si crea da sola in bottiglia con il trascorre degli anni, allo stesso modo il vizio da solo non si dissipa né insorge. E non è il caso di questo Metodo Classico del ’92, che potrebbe diventare a pieno titolo una doc di Sona. Ecco il vero plus del vino. Non già la sua non vera capacità di migliorare con il tempo, quanto invece la sua sostanziale capacità di durare a lungo, piacevole nel tempo. Una bellissima degustazione. Il 1992 è stato un anno molto particolare che si può dividere in due parti, una sostanzialmente siccitosa a parte il mese di giugno e con un autunno particolarmente piovoso. L’inverno chiude i battenti con un gennaio freddo, associato ad una breve nevicata mentre febbraio chiude la stagione in pieno anonimato. La primavera inizia fredda ma poi trova riscatto con un maggio quasi estivo. L’estate parte malissimo con il solito giugno freddo ed estremamente temporalesco, luglio si spacca in due con una prima fase freddissima e piovosa ed una seconda caldissima. Proprio appena dopo metà luglio inizia una delle ondate di caldo estive maggiori del decennio scorso. La stessa prosegue fino alla conclusione della prima decade di agosto ma dopo una breve pausa riprende per quasi tutto il mese, a coronamento di un agosto caldissimo. L’autunno invece dopo un settembre del tutto nella norma climatica, vede un ottobre fortemente perturbato, ove si rischiano in più di un’occasione alluvioni. Come dice Luca Maroni «Di fatto il vino è l’unico archivio sensoriale piacevolmente fruibile della produzione agricola mondiale. Se voglio consumare un prodotto della terra ad esempio del 1990, soltanto una bottiglia di vino oggi posso bere. E questo è il miracolo. Questo il principio alla base dell’aumento di valore nel tempo del vino. Oggi sono moltissime le bottiglie in commercio delle annate recenti, poche, rarissime, perciò di grande e crescente valore, gli esemplari fruibili in modo ancora piacevole di annate vieppiù antiche».  Una rarità, una eccellenza italiana che poche maison possono vantare di disporre. Chapeaux.

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