Fu Sebastian Stocker, ex enologo di Cantina Terlano, ad applicare per la prima volta il metodo di produzione dei vini rarità prendendo a modello i produttori francesi e lasciando maturare i vini più a lungo sui lieviti fini. “Il primo vino rarità della cantina è stato un Pinot Bianco del 1979 che fu lanciato sul mercato all’inizio degli anni ’90 e ci ha permesso di gettare le basi della nostra immagine come produttori di vini bianchi longevi a livello nazionale ed internazionale”, spiega Rudi Kofler, successore di Stocker in cantina. “I vini rarità vengono affinati in botti di rovere per un anno, dopodiché rimangono dai 10 ai 30 anni in piccoli serbatoi d’acciaio, dove hanno tutto il tempo di maturare sui lieviti fini e di sviluppare una struttura complessa e tutti i loro aromi”, prosegue Kofler. I vini vengono imbottigliati quando l’enologo ritiene che siano armonici ed equilibrati e raggiungono la loro massima espressione dopo 4-5 anni di ulteriore affinamento in bottiglia. Sono 18 le annate che attualmente stanno invecchiando con questo metodo nei piccoli serbatoi d’acciaio della cantina e alcune di queste risalgono addirittura al 1979. Cantina Terlano possiede anche un archivio enologico unico nel suo genere in Italia dove, a 13 metri di profondità, sono custodite circa 100.000 bottiglie di tutte le annate dal 1955 ad oggi. Anche la tradizione di conservare le bottiglie di vecchie annate si deve all’ex enologo di Cantina Terlano, Sebastian Stocker.

Adesso è venuto il momento del debutto per il Pinot Bianco 2006, il vino rarità di quest’anno che viene presentato al Vinitaly (Padiglione 6, Stand C3).

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