Sarà forse un caso, ma da quando l’enologo Fabio Mecca è entrato nel team la Fenice, i riconoscimenti per lo Squinzano Dop dell’azienda Poderi la Fenice sono cominciati a fioccare per una delle più antiche tradizioni salentine, che unisce due uve da tempo immemore. «Fin dalla nascita dell’azienda, abbiamo selezionato attentamente i migliori appezzamenti riuscendo a diversificare i nostri vigneti per età, tipologia di vitigno e terreno. Le uve sono negramaro, primitivo, malvasia nera, malvasia bianca e fiano. Cerchiamo di essere innovativi e di sperimentare in diversi ambiti, dall’impianto di nuovi vigneti ai trattamenti nei campi alla vendemmia. Stiamo lavorando per introdurre la coltivazione biologica nella nostra azienda». dice Roberto Tafuro, il coronamento di una storia d’amore assieme alla moglie Ekaterina. 

Il Negroamaro conferisce a questo vino struttura, la Malvasia lo rende morbido ed elegante. In Puglia, si ritrova con differenti denominazioni: Salice Salentino, Copertino, Leverano o Squinzano a seconda della zona geografica di provenienza.  Un vino dal profumo delicato e dal gusto pieno e vellutato. Siamo a Trepuzzi , all’inizio della discesa del tacco dello stivale nello Ionio. Una delle piu’ belle “memorie” d’assaggio dell’ultimo Vinitaly, doc che si colloca all’interno delle generose campagne al confine tra Brindisi e Lecce. Squinzano, comune che presta il nome alla denominazione, è un piccolo borgo di circa 30 km² in provincia di Lecce. I suoli del Salento viticolo sono di diverse tipologie. Il più delle volte sono profondi e argillosi – calcarei nell’entroterra del Salento dove appunto ricade il comprensorio della DOC Squinzano. Il terreno agrario, essendo notevolmente profondo, ricco di sostanza organica, povero in carbonato di calcio, si presta molto bene alla coltivazione della vite, specialmente quella innestata su portinnesti americani, che bene si apprestano a questo tipo di terreno. Le caratteristiche di questi terreni fanno si che anche in alcune annate più siccitose si riescono comunque a creare le condizioni ottimali per lo sviluppo della pianta, ottenendo un vino qualità. L’origine della denominazione DOC Squinzano è a partire dai primi anni del secolo scorso producevano vini rossi e rosati a base di Negroamaro (Negro amaro) e Malvasia Nera. Nel 1976, grazie anche all’affermazione di tali vini su mercati Nazionali e Internazionali, è stata istituita la denominazione di Origine Squinzano.

Le forme di allevamento dei vigneti della DOC Squinzano maggiormente utilizzate sono l’alberello pugliese e la spalliera. «Il nostro obiettivo è quello di far raggiungere alla viticoltura i più alti standard internazionali, colmare il divario nella produzione e trarre vantaggio dalle condizioni climatiche offerte da questa terra» dice l’enologo Fabio Mecca. Il nome Poderi La Fenice richiama l’antico mito greco dell’Araba Fenice, l’uccello di fuoco in grado di rinascere dalle proprie ceneri. Come da un antico passato di granaio dell’impero romano verso un ricco futuro anche grazie a queste unicità dell’Italia enologica, impreziosite dal cesello di vignaioli d’eccezione che sentono come propria la missione della sostenibilità e del futuro.

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