Per chi storce il naso davanti ad un Prosecco, il consiglio è di lasciare il fondovalle della Marca e di salire verso le Prealpi, perdersi fra Col San Martino e i castagni di Combai e dare un’occhiata ai vigneti che si inerpicano lungo i fianchi delle colline conoidi che caratterizzano questa parte della denominazione. Con un po’ di attenzione, seguendo il disegno dei filari, si riesce ad intuire la grande differenza fra i Prosecco di pianura e quelli che nascono in collina.  E per capire meglio quanto sia dura lavorare in questi vigneti, basta lasciare a bordo strada la macchina e inoltrarsi nei campi. Il fiatone che caratterizzerà dopo poco i vostri passi vi farà avvicinare di più alla realtà quotidiana di chi, qui, si guadagna il pane. Certo, il panorama vi aiuterà a rendere più leggero il peso della salita e la vista di una fauna molto presente – volpi, cervi, poiane in cielo – gratificherà il vostro spirito. Insomma, l’avete capito: Col San Martino è un luogo che ci piace, dove è bello vedere come si fondono boschi e vigneti e dove il Prosecco sa del rito antico delle origini.

E’ qui che Graziano Merotto coltiva le sue vigne; è qui che da quarant’anni, giorno dopo giorno, segue i suoi vigneti e gli investimenti degli ultimi anni hanno sì cambiato l’aspetto esteriore della cantina e la sua dotazione tecnologica, ma non hanno intaccato però questa passione di fondo, questo attaccamento alla terra che è una delle componenti che fanno la differenza e nobilitano il Prosecco. Il mutamento di gusto nei consumatori – sempre meno attratti dalle versioni dolci per rivolgersi ai Brut ed Extra-brut – aiuta anche a far emergere queste qualità, queste caratteristiche basiche.

La degustazione:

Cuveé del Fondatore Graziano Merotto Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Rive di Col San Martino Brut Millesimato 2018

Quando in etichetta trovate la dicitura “Rive” significa che siete davanti ad un Prosecco che nasce in una delle 43 sotto-denominazioni a livello comunale che contraddistinguono la DOCG, dei veri e propri cru dove le lavorazioni sono obbligatoriamente manuali (la meccanizzazione, peraltro, è impossibile dato le pendenze mediamente sul 30%), con una resa in vigna fortemente limitata, pari a quella vigente per il Cartizze. Qui le ore/uomo/anno per arrivare alla vendemmia sono in numero spropositato rispetto alla pianura, quattro/cinque vote superiori. Se non si è “razza-Piave”, in pratica, è quasi meglio lasciar perdere. Quindi, siete davanti ad un Prosecco di classe superiore, senza ombra di dubbio.  Nel nostro caso, le uve sono quelle del vigneto Particella 86, posto a 230 metri sul livello del mare; 20 giorni prima della vendemmia, il 20% dei tralci viene reciso e i grappoli restano in pianta. In questo modo, le uve subiscono un leggero appassimento, ottenendo una forte concentrazione ma conservando l’acidità, che non viene influenzata dal processo di maturazione. I restanti grappoli vengono vendemmiati normalmente. Dopo la pressatura in cantina si svolge una rifermentazione lunga, che dura oltre 6 mesi. 6.9 grammi/litro di contenuto zuccherino. Al naso emergono immediate le note di glicine e fieno, mela granny e pera a pasta bianca. Al palato – molto fresco e ricco – note fruttate vibranti con una gradevole coda d’agrumi. Molto brillante; appagante ed invitante.

In degustazione: 95/100

Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Brut Integral Millesimato Extra-brut 2018

Qui siamo a nemmeno tre grammi/litro di zucchero. Qui si va a cercare la forza del frutto e la sua totale autenticità. Un vino che proviene da una single-vineyard di quarant’anni di età. Un Prosecco dal forte carattere, che non concede nulla, che non vuole essere un piacione ma una bollicina di carattere, dalla forte personalità. Charmat lungo. Profumi molto netti di mela verde, lime e fiori bianchi. Il palato è molto fresco, sorretto da una grande spalla acida. I sapori sono netti, tornano le note fruttate, finale sapido. Molto ben fatto, di grande spessore.

In degustazione: 94/100

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