(di Giordana Talamona) «Produrre Alta Langa è un mestiere da ottimisti che scommettono sul futuro, sapendo che la longevità dei vini sfiderà il tempo». Uno spirito positivo in controtendenza quello di Giulio Bava, presidente del Consorzio Alta Langa, la denominazione piemontese delle bollicine metodo classico dai numeri ancora piccoli, sia per ettari vitati (314 ettari, che saliranno a 350 nel 2021), che per numero di bottiglie prodotte, circa 2.000.000 all’anno. La produzione è riassorbita quasi completamente dal mercato interno, nei ristoranti, enoteche e vinerie, mentre all’estero va solo il 5%, concentrata tra Usa e Giappone.

Con un mercato interno bloccato dal Covid-19 e una grande distribuzione appena sfiorata dai prodotti dell’Alta Langa, l’ottimismo di Bava lascia spazio a un’analisi che non nasconde i prossimi contraccolpi economici sul territorio: «Saranno forti come per tutti gli altri vini, non solo italiani ma di tutto il mondo, perché è il sistema del consumo ad essere andato in crisi. Il Coronavirus ci ha fermati: aspettiamo di superare questo periodo, il nostro vino ce lo permette perché migliora col tempo».

La campagna non attende, tanto che anche in questa terra di fascia collinare, compresa tra le province di Asti, Alessandria e Cuneo continuano come sempre i lavori nelle vigne: «Le novanta aziende viticole pure, socie del Consorzio, sono di dimensioni medio piccole e tradizionalmente di stampo famigliare organizzate per affrontare la maggior parte dei lavori in autonomia e in sicurezza rispettando le norme previste dai decreti».

L’Alta Langa produce esclusivamente bollicine millesimate (con l’annata in etichetta) da Pinot Nero e Chardonnay in purezza, o con percentuali variabili, che da disciplinare prevedono un affinamento sui lieviti di almeno 30 mesi. «Questo è il periodo dei tiraggi già programmati da tempo, mentre dall’inizio di marzo fino a maggio è tempo di imbottigliamenti per la rifermentazione in bottiglia. Al momento nessuno ha cambiato idea o pensato di ridurre le quantità anche perché Alta Langa, per essere tale, ha necessità di un lungo affinamento in bottiglia, almeno 30 mesi prima di essere venduto. Produrre Alta Langa è un mestiere da ottimisti che scommettono sul futuro sapendo che la longevità dei vini sfiderà il tempo e non è pensabile non credere che fra tre anni avremo felicemente superato tutto e saremo tornati a crescere e a brindare».

Una denominazione dalla produzione contenuta, ma dall’altissima qualità che sta iniziando in questi anni a farsi strada nel Belpaese tra gli appassionati di spumanti metodo classico. Eppure pochi sanno che la storia spumantistica di questo territorio è molto lunga, iniziata a metà dell’Ottocento in quelle “Cattedrali Sotterranee”, gli Infernot, riconosciute Patrimonio dell’Umanità Unesco dal 2014. Di fatto si riconosce che in questa zona sia stato prodotto il primo spumante italiano da rifermentazione in bottiglia. In ultima battuta Bava chiude con auspicio per il dopo emergenza: «Tutto è ancora in evoluzione ma è certo che nulla sarà come prima. Siamo un piccolo Consorzio potevamo solo crescere e da lì ripartiremo con la collaborazione di tutti i produttori, come è stato finora». Non possiamo che augurarlo a questo Consorzio e a tutta la produzione vinicola del nostro Paese.

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