Terzo vino di questo agricoltore eroico. Un contributo alla conoscenza della tradizione valdostana, poiché questo vitigno  coltivato sino quasi a 700 metri,  è storico autoctono della Valle d’Aosta, già descritto da Lorenzo Gatta nel 1838. Il grappolo del Fumin, da medio a piccolo, ha forma piramidale e una  sua caratteristica è una forte colorazione della buccia molto pruinosa, di buona consistenza e colore blu opaco in maturazione. Ma il Fumin ha origini molto più antiche. Un tempo non si vinificava mai in purezza ed era utilizzato prevalentemente per dare ai vini di pronta beva maggiore colore e acidità.

Sulle planchettes, antichi terrazzamenti della collina di St. Pierre, abbiamo scelto di coltivare questo vitigno autoctono valdostano. La prima annata è stata il 2009. Un vino da poco riscoperto e diventato di successo. Il Fumin è un vino difficile da coltivare e difficile da bere – dice Stefano di Francescoche abbiamo pensato di proporre secondo me al suo top, dopo quattro anni. Siamo ad uno sviluppo di 13 gradi alcol. Che per un vino di questa struttura, se vuoi non è poi così elevato, anche se vendemmiato tardivo. Si lavora con meno di dieci ore di luce disponibili e spesso non ci sono più nemmeno le foglie in pianta a proteggere i grappoli”.

Anche questo terzo vino di Stefano di Francesco è non filtrato. Circostanza che esalta, come sottolinea Stefano “le caratteristiche principali: potente, profumato e corposo”.  Sulle planchettes si vendemmia sempre a fine ottobre, rigorosamente ovviamente tutto a  mano.

Un vino dal colore carico tendente al violaceo; i sentori sono ricchi e leggermente erbacei che con l’evoluzione acquisiscono anche note di cuoio e di terra. È un vino da invecchiamento che trova giovamento dalla permanenza in legno. Si accompagna ottimamente a piatti della tradizione ricchi e speziati. Un Fumin, questo di Di Francesco, che spicca per originalità, diritto e calcareo, scarno e profumato. Sapido ma elegante. Dal colore scuro come l’infinito notturno. Tannico, erbaceo, come deve essere. Va in tonneaux per tre anni, dimenticato nel silenzio. Senza maquillages. Un vino vigoroso, fatto in circa 1200 bottiglie, per mantenerne le caratteristiche. Un vino che va atteso, ancora un po’ crudo questo 2016. Il 2017 è ancora in tonneaux , sarà imbottigliato quest’estate  per uscire a fine anno. Ovviamente, va servito giustamente ossigenato.

Facebooktwitterlinkedininstagramflickrfoursquaremail