Notizia numero uno: OperaWine non salterà il 2020, ma si terrà alla fine di novembre nella cornice di  Wine-to-wine Forum che sarà “il” Vinitaly di quest’anno. Quindi, i 100 big italiani, la cornice di Wine Spectator, il momento glamour non mancheranno e si affiancheranno ad un programma di manifestazione molto improntato sul business, sul capire i nuovi trend che emergeranno dal mondo del vino una volta passata la prima fase dell’emergenza sanitaria e dopo sei mesi di operatività piena dei mercati cinese ed asiatici. Dove, si spera, il revenge spending dei millenials porterà cassa anche nelle cantine esportatrici italiane.

La Cina, inoltre, sarà “aggredita” da Vinitaly  da metà maggio  con una campagna massiva sui social che si chiama “Share-the-wine” , una mini-app partita su Weibo che coinvolgerà progressivamente tutti i canali seguiti dal pubblico. Una piattaforma informativa chiamata anche a supportare il prossimo avvio di Vinitaly Chengdu che viene confermato nelle sue date dal 18 al 20 maggio prossimi: una manifestazione pronta a raccogliere la voglia di ripartenza e che, a sua volta, sarà traino al Vinitaly Roadshow di settembre, all’Hong Kong fair di novembre e, infine, al Wine-to-Asia di Shenzen. La grande scommessa di Shenzen:  la prima manifestazione “internazionale” del vino realizzata da un ente italiano che sta già richiamando cantine provenienti da diversi Paesi.

OperaWine, Wine-to-wine Forum dal 21 al 23 novembre, l’accelerazione digitale in Cina con la conferma delle rassegne “fisiche” già da maggio sono alcune delle notizie emerse – anticipate da Giovanni Mantovani,  DG della fiera scaligera – oggi dalla presentazione in streaming dell’ultima ricerca di VeronaFiere col WineMonitor di Nomisma guidato da Denis Pantini, presentazione moderata da Ettore Nicoletto, fresco CEO di Bertani Domains, ed organizzata da Elena Lenardon, esperta di comunicazione e marketing del settore vinicolo .

Dalla presentazione sono arrivati ulteriori spunti. Ne citiamo i tre più significativi:

  • Il consumatore italiano si conferma “nostalgico e tradizionalista” in questa fase di uscita dal lockdown. Tornerà a frequentare di nuovo ristoranti, enoteche e winebar, ma starà attento a come verranno recepite nei locali le direttive sulla sicurezza. In questo pesa il minor contributo dei Millenials nei consumi italiani e la grande voglia di tornare alla normalità che contraddistingue oggi la generazione X (dai quarantenni ai sessantenni). Questo si traduce in una complessiva rigidità dei consumi italiani dove è tornata, in questa fase, la grande attenzione alla “marca” – virando quindi gli acquisti sui brand più conosciuti e consolidati – relegando in secondo piano sperimentazioni e utilizzo massivo dell’e-commerce e del delivery. Si tornerà – questa la previsione di Denis Pantini – però ai  trend consolidati del recente passato: si tornerà a guardare al biologico, ai vini che dimostrano una chiara impronta sostenibile, ai vini di territorio (oggi penalizzati dalla ridotta presenza nella GDO) e quindi alle cantine più piccole e di nicchia. L’e-commerce – che oggi conosce risultati eccezionali – rientrerà nel suo alveo naturale, anche se riuscirà a consolidare l’attenzione di buona parte dei suoi nuovi clienti;
  • USA, il mercato statunitense è stato fortemente condizionato dai dazi. Questo ha portato, nel primo bimestre di quest’anno, poco prima del lockdown, ad acquisti sproporzionati e non replicabili. Per capirsi, a fine febbraio l’import di vino negli USA era cresciuto del 29% a livello globale; del 40% per l’Italia (43% i vini fermi, 31% gli sparkling); del 45% per la Francia (che nei mesi precedenti era stata fortemente penalizzata dalla politica di Trump) e del 6% per la Nuova Zelanda, terzo player del mercato. Ma se i buyer si fermeranno grosse novità sono in arrivo sul fronte dazi: Airbus e Boing (i rispettivi aiuti di Stato sono state le ragioni dei dazi incrociati fra USA e UE) sono oggi in forte crisi, il settore aereo è a terra e non si sa quando decollerà di nuovo e con quali numeri. Washington e Bruxelles stanno così ragionando su come mettere una pietra sopra al problema, su come cancellare i dazi (e ripartire con gli aiuti di Stato…) e quindi nel prossimo futuro lo spazio doganale dovrebbe ritornare in positivo;
  • Cina: c’è un nuovo sceriffo in città e si chiama Australia. Accordo sui dazi (zero per loro, 14% per noi), vicinanza culturale ed economica, grande pianificazione aussie a medio termine, grande struttura industriale e semplicità dell’offerta: tutti questi fattori hanno cancellato la douce-France dall’immaginario collettivo cinese. Dal 50% del mercato a meno del 30, anche a causa della crisi economica degli ultimi due anni che ha portato il ceto medio cinese a guardare con più attenzione al portafoglio. L’Australia ha preso il suo posto come primo player del mercato vedendo crescere tanto gli acquisti che il prezzo medio (loro 5.23€ di media, noi 3.73€) riducendo il gap in pochissimo tempo. «Una lezione da imparare per l’Italia – sostengono in coro Denis Pantini ed Ettore Nicoletto -. La nostra posizione attuale è ridicola: il 6% del mercato mentre abbiamo bisogno di nuovi spazi di mercato per ridurre le eccedenze attuali delle cantine». La ricetta? Una maggior semplificazione dell’offerta (500 denominazioni sono troppe da capire per un winelover esperto, figuriamoci per un neofita) nel breve termine ed un “cappello istituzionale” che riunisca la grande offerta italiana, la riorganizzi, in qualche modo la disciplini, creando le basi per una riscossa che il vino italiano attende da molti anni. Un cappello che Vinitaly mette a disposizione e che rappresenta la migliore polizza assicurativa per il  mantenimento della posizione di leadership internazionale assunta dalla manifestazione scaligera.

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