Il dato è noto: la ristorazione rischia di perdere quasi 5 miliardi quest’anno per l’emergenza Coronavirus – la fonte è la Cerved e quindi possiamo fidarci – che vuol dire decine di migliaia di posti di lavoro bruciati, così come milioni di investimenti già fatti, e il rischio concreto di chiusura per migliaia di imprese che sino a gennaio sono state una parte fondamentale dell’offerta turistica e della filiera agroalimentare nazionale.

Così Riccardo Cotarella, presidente degli enologi italiani e della loro associazione mondiale, nonché produttore di vino in prima persona, dopo l’annuncio della “fase-due” da parte del Governo, ha deciso di prendere carta e penna e scrivere direttamente al premier, a Giuseppe Conte, per farsi voce della delusione di un settore che già stava lavorando per la riapertura, studiando nuove formule per la salvaguardia della salute di ospiti e personale. Sapere di poter aprire soltanto a giugno ha gettato nello sconforto i ristoratori, ma ha allarmato tutta la filiera produttiva che teme di non avere più sbocchi per la propria produzione d’alta qualità. «Non siamo scienziati – scrive Cotarella – e comprendiamo le difficoltà che il Governo ha affrontato ed affronta, ma non possiamo non esprimerle tutto il nostro timore. L’appello che noi 5mila enologi le facciamo è quello di aprire ad una nuova riflessione così da agevolare il ritorno alla piena normalità della ristorazione, seppur con le dovute e necessarie misure anti-contagio. L’alternativa sarà quella di veder scomparire un pezzo d’Italia che sino a due mesi fa ha lavorato ed ha investito per mandare avanti le proprie aziende».

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