In attesa di vedere le aziende agricole che hanno avuto problemi dal lockdown  sostenute da Ismea, così da riprendere anche gli imbottigliamenti per l’annata 2019, dal Vulture e precisamente da uno dei suoi centri d’elezione, Barile, arriva Alberi in Piano nella versione 2016. Gran bel vino della cantina Il Passo che l’anno scorso era stato in anteprima oggetto di una nostra degustazione nella versione 2014.

Da allora moltissimi i consensi che Maria Grimolizzi ha ricevuto, azienda che, grazie alla attenta collaborazione con l’enologo Fabio Mecca, insieme al marito Raffaele è stata portata di prepotenza all’attenzione anche all’estero, concorrendo a valorizzare un’altra perla del Made in Italy, quell’Aglianico difficile e tardivo  nella vendemmia tra le doc italiane, che fa di Barile anche un esempio di emersione di un territorio scarsamente considerato fino a qualche anno fa grazie all’iniziativa di questa realtà costituita appena nel 2012.

Questo 2016 dunque conferma la prima valutazione, addirittura, se possibile, migliorato. L’origine dell’azienda agricola risale alla fine dell’ottocento, quando Francesco comprò la masseria, conosciuta anche come “Contrada Alberi in Piano” con svariati ettari di terreno nei pressi di Rapolla, un paese in provincia di Potenza che si trova in Lucania alle pendici del Vulture.

Un  Aglianico in purezza figlio dell’ottima vendemmia 2016. Incredibile come il successo sia stato immediato per le due precedenti annate in commercio, ovvero il 2013 ed il 2014 . Quell’’anno, dunque, il meteo era  stato più clemente: rispetto agli anni passati, infatti, non ci fu  il caldo torrido che aveva accelerato la maturazione delle uve, costringendo i coltivatori ad anticipare sempre più la raccolta, e il periodo di vendemmia è tornato nei “canoni” tradizionali, compreso in tutta Italia tra la fine di settembre e la prima quindicina di ottobre, per concludersi nella prima decade di novembre con i tipici grappoli tardivi.

Il mosto, dopo la tradizionale vinificazione in rosso, matura per 18 mesi in tonneaux . Di questo 2016 colpisce anzitutto il colore: un nero di gelso con sfumature viola. Ricco e minerale, al naso esprime i profumi tipici del sottobosco, con punte di tartufo nero ma anche balsamiche, come il pino mugo. Lungo l’impatto mentale di queste note, che ti restano impresse per molto tempo. Come la liquirizia, il cacao amaro e un lieve sapore di tostato e spezie che emergono nel finale della beva. Ben equilibrato il rapporto mineralità e dolcezza. Diversamente che dal 2014 paiono emergere dunque note piu’ evolute rispetto al fico viola ed alla piacevolezza della ciliegia sotto spirto. Un vino destinato a durare, foriero di nuovi allori.  

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