Italia che vai, terroir che trovi. Una considerazione sulle biodiversità della nostra Patria, così numerose da fare invidia al mondo. E’ il caso del vino Gratena Nero, proposto nella versione annata 2015, che Fabio De Ambrogi, tra i più promettenti giovani italiani, alleva in quel della sua Fattoria di Gratena, splendida location a Pieve a Maiano, in provincia di Arezzo.

Fabio è un uomo lungimirante con il quale diventa piacevole conversare, senza paura e che ha attraversato molti momenti di ripartenza.  «Siamo un’azienda biologica di 180 ettari dei quali 16,5 sono a vigneto e 10 a oliveto. Imbottigliamo e certifichiamo tutto come biologico dal 1995. L’azienda era di mio nonno che la comprò nel 1968, ora è stata acquisita da Rosanna e Paolo Sieni, mia mamma e mio zio. La seguo dal 2000, l’anno in cui abbiamo incominciato la riconversione dei vecchi vigneti in nuovi. Sono e rimango da sempre cultore convinto del terroir che amo profondamente e grazie al nostro enologo Fabio Mecca riusciamo a creare prodotti che rispecchiano la natura del nostro appezzamento. Lavoriamo solo su vitigni autoctoni, il Sangiovese e il nostro vitigno omologato dall’Università di Milano e ora ufficialmente riconosciuto Toscano dal Settembre 2017, il Gratena nero. Da sempre abbiamo lavorato nei vigneti e in cantina per dare tipicità rinunciando alla internazionalizzazione, scelta all’inizio poco redditizia. Ora il nostro mercato è al 90% estero e copre Europa, in particolare la Scandinavia, gli USA e l’Asia. Non dobbiamo vendere ovunque proprio per il motivo che non facendo un vino identico agli altri siamo coscienti che i nostri gusti possono non piacere a tutti ma è proprio quello che cerchiamo, l’identità di un profumo, di un sapore» racconta .

Questo vino è la storia di un’uva ritrovata. E’ dal gennaio del 1999 che quella vigna è stata così lentamente rinnovata grazie ad un costante reimpianto durato sino al 2010 con circa 20.000 barbatelle di quello stesso varietale tanto strano e particolare; contemporaneamente venne affidato alle ricerche del professor Attilio Scienza dell’Università di Milano che ne ha eseguito uno primo studio approfondito di tre anni e poi, dopo quasi 10 anni, ne ha potuto delineare il profilo di un vero e proprio nuovo vitigno a bacca rossa, omologato con Decreto Ministeriale del 28/05/2010 con il nome di Gratena Nero. E l’Istituto CREA di Arezzo, con il professor Storchi, ha poi terminato gli studi consentendo alla Regione Toscana di poterne decretare l’ammissione agli albi regionali nel settembre del 2017. Il vitigno Gratena Nero è ora ufficialmente un nuovo vitigno Toscano.

Una grande vendemmia 2015 ha portato uve perfette in cantina, che hanno vissuto la fermentazione in acciaio per circa venti giorni sulle bucce. Poi va ad affinare dodici mesi in tonneaux francesi. Quindi rimane a riposare otto ulteriori mesi in bellissime bottiglie contraddistinte da particolari etichette. In tutto 3200 bottiglie che vanno per il 40% in Italia e per il restante 60% all’estero. Un vino che ti entusiasma sin dall’apertura, con un intenso profumo di confettura di frutti di bosco, more , ciliegie sotto spirito, floreale con l’espressione tipica del bouquet di primavera. I tannini così affinati arrotondano le loro spigolosità naturali caratteristiche di un uva ricca di antociani, polifenoli e resveratroli. Minerale ed armonioso senza concessioni alla piacioneria. Frutto di una grande attenzione a quello che possono offrire terreni  di galestro, roccia, sasso.

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