300 milioni per il vino italiano. E’ la sommatoria degli interventi per il nostro Paese stanziati dalla Commissione europea. Il vino italiano produce un giro d’affari complessivo di 12 miliardi €, metà dei quali realizzati all’estero con un saldo attivo nella bilancia commerciale di 5.7 miliardi €. 

Le misure adottate da Bruxelles prevedono una sospensione delle norme antitrust per un periodo massimo di sei mesi per consentire alle imprese di pianificare le proprie attività di produzione, di stoccaggio e promozionali. In particolare sono le misure di controllo della produzione e quindi dell’offerta, per sostenere i prezzi, che in passato rischiavano di essere contestate in base alla normativa antitrust.  In un frangente di crisi come l’attuale nel quale le imprese hanno consistenti giacenze invendute e mentre alle porte si avvicina la vendemmia 2020 una misura del genere può fornire una significativa boccata d’ossigeno ai produttori. E’ stato disposto l’innalzamento del contributo Ue sui piani nazionali di sostegno dal 60 al 70%. Si tratta di piani gestiti a livello nazionale (per l’Italia è disponibile un budget di oltre 300 milioni di euro l’anno) per investimenti che vanno dalla ristrutturazione dei vigneti, agli investimenti tecnologici in cantina a, soprattutto, gli investimenti promozionali sui mercati esteri. Queste misure erano molto attese dai produttori anche perché gli interventi fin qui autorizzati da Bruxelles come la distillazione di crisi o gli aiuti allo stoccaggio, andavano a supportare soprattutto la fascia di prodotto a minor valore lasciando senza alcun paracadute i vini di maggiore qualità, per giunta quelli più esposti alla (prolungata) serrata di bar e ristoranti.

«Quest’anno – si legge in una nota della Commissione – si prevede che il consumo di vino in Europa calerà dell’8%, con effetti più pesanti per i vini e spumanti di fascia medio alta. E questo perché si prevede che la crescita dei consumi domestici che si è registrata nel corso del lockdown non sarà in grado di compensare perdite dovute alla chiusura di bar e ristoranti. Parallelamente le esportazioni europee sono calate del 14% a causa della frenata della domanda mondiale e dei dazi aggiuntivi sul primo mercato al mondo, quello Usa». Dazi che hanno colpito in primo luogo i vini francesi e spagnoli risparmiando, finora ma non è detto che sarà sempre così, quelli italiani.

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