Vinitaly, Prowein, Vinexpo? Per il secondo anno consecutivo non ci sono più, ma il mondo del vino per questo non ha smesso di funzionare. Anzi, se da un lato è mancato il contatto fisico, dall’altro l’azzeramento dei costi di partecipazione alle fiere in presenza ha imposto alle cantine di tutto il mondo di puntare alla digitalizzazione con risultati economici altrettanto importanti. E’ la fine delle fiere? Magari questo è presto per dirlo, ma il Covid ha cambiato il mondo ed ha dimostrato che si può vivere bene anche senza. Questa è una delle lezioni che emergono dal bellissimo studio realizzato dall’Università di Geisenheim e WineTourism.com nel gennaio scorso, che ha coinvolto 1.423 cantine in tutto il mondo, in ben 40 paesi produttori: le cantine italiane hanno rappresentato il 23% del campione preceduto da quelle tedesche (24%), ma davanti ai “cugini” che hanno rappresentato soltanto il 16% del campione. L’87% delle cantine, comunque, appartiene al Vecchio Mondo e, di conseguenza, le conseguenze della digitalizzazione avviata peseranno di più dato che non era certamente questa l’area più innovativa.

Un terzo delle cantine ha una superficie inferiore ai 10 ettari e quasi il 60% non arriva ai 20; un profilo dimensionale che si addice alla struttura produttiva italiana. Una cantina italiana su quattro, comunque, ha una superficie superiore ai 61ettari.

Prima del Covid, il 4% circa delle cantine del campioni offriva degustazioni online, quindi un’attività tutto sommato contenuta, rivolta ai clienti e winelover più lontani e l’Italia è stata una delle realtà produttive che aveva sfruttato maggiormente questa opportunità: il Covid ha però imposto un cambiamento colto in maniera differente, Stati Uniti, Germania e Spagna hanno sviluppato con decisione questa offerta. La Francia è rimasta indietro (appena il 16% delle cantine si è lanciato sul web). In Italia, più di una cantina su quattro. La percentuale cambia con le dimensioni: più si è grandi e più queste attività vengono sviluppate.

Quale è stata la molla? La risposta la conosciamo tutti, il blocco dei viaggi e dei trasferimenti fra Paesi e regioni ha tolto di mezzo una realtà strategica per le cantine di tutto il mondo, quella dell’accoglienza. L’arrivo in vigneto dei turisti e degli appassionati è calato drasticamente per il 55% delle cantine italiane, una percentuale che si avvicina al 90% se si aggiunge nel computo quelle cantine dove l’accoglienza è calata parzialmente. Soltanto il 7% delle cantine ha registrato un aumento di visite e questo, riteniamo, sia avvenuto sostanzialmente col turismo di prossimità e con la decisione dei consumatori di fare scorte direttamente dai produttori nei varchi lasciati aperti dalla pandemia.

Rimpiazzare i turisti, dunque, assieme alla necessità di rafforzare la fedeltà dei consumatori e di trovarne di nuovi  sono le ragioni alla base dei wine tasting online. Hanno funzionato? Sì, appena l’11% delle cantine italiane ha trovato insoddisfacenti i risultati dei tating e con Francia e Portogallo i vignaioli italiani sono gli unici dove la percentuale di insoddisfazione è a due cifre. In Austria, ad esempio, nessuno ha avuto insuccesso mentre negli altri paesi produttori le percentuali ancora più basse. In Germania e negli Usa i produttori più entusiasti.  In quest’anno gli eventi on line sono stati mediamente cinque per il 54% del campione mentre una cantina su tre ha realizzato da sei a 20 eventi. Una percentuale che sale al 44% delle cantine italiane che, quindi, hanno provato con decisione questa strada. Le cantine più piccole si sono concentrate su un evento online a bimestre, ma c’è stato un 5% di loro che ha scommesso tantissimo su questo canale realizzando almeno due eventi al mese. Gli eventi sono stati dedicati al consumatore finale per il 51% dei casi e soltanto il 20% in maniera specifica per gli operatori professionali a conferma della volontà di mantenere aperto il dialogo soprattutto coi winelover, sperando in un loro ritorno quanto prima. Questa è stata la scelta prioritaria in Germania, USA e Spagna – tre destinazioni turistiche di prim’ordine -; gli Italiani democristianamente hanno cercato entrambi i target, i francesi invece hanno puntato maggiormente al business.

Qual è stato il numero dei partecipanti per tasting? La “conversazione al caminetto” è stata la formula più adottata, meno di dieci ospiti, al massimo non si va più di 20. Le grandi assisi evidentemente non sono attrattive in quanto obbligatoriamente dispersive. Le cantine italiane sono quelle che hanno scelto di fare eventi con poco pubblico. I tedeschi quelli che hanno puntato sul maggior numero di ospiti online, e qui è evidentemente una questione di “disciplina”. Per tutti però la parola d’ordine è stata “non tirarla troppo in lungo”, la durata ideale è una buona oretta di ciacole e assaggi. Meno non serve, di più è una tortura.

Zoom è la piattaforma preferita dalle cantine del mondo: ben il 62%. YouTube, Instagram, Facebook, Teames, Skype non raggiungono la doppia cifra. In Italia hanno funzionato soltanto Zoom e Teams, YouTube non l’ha scelto nessuno. Facebook e Skype non vanno oltre il 5% del campione. L’Italia del gap digitale non se l’è cavata poi così male: qualche problema tecnico di connessione per una cantina su tre (ma soltanto gli USA fanno meglio di noi, Francia e Germania stanno peggio…), ma trovare partecipanti (arruolamento fatto in  larga parte sui social media e con newsletter), creare contenuti e spedire un campioni è stato facile. 4 cantine su 10 non hanno avuto problemi.

Questo in tempo di pandemia, e domani? Il 58% delle cantina italiane proseguirà con l’esperienza, più dei Francesi, più degli spagnoli, meno di statunitensi e tedeschi. E questa volontà non ha differenze di dimensioni.

Infine, la domanda delle domande: ha funzionato? È stato profittevole? Il 56% delle cantine l’ha trovato così, una percentuale che in Italia scende al 38%. In Italia, il 4% del campione ritiene i test davvero poco profittevoli. Percentuale identica per gli entusiasti…Che sia la naturale ristrosia italica nel dichiarare benefici economici? Chi ci conferma che a  Geisenheim non vi sia una sede staccata dell’Agenzia delle Entrate? Tedeschi, portoghesi e statunitensi hanno ottenuto i risultati migliori.

Cosa ha tenuto lontane le cantine dal fare tasting on line? Il feedback dei colleghi (radio fante imperversa ancora, da  non crederci..), una non esplicitata richiesta da parte dei consumatori, la mancanza di uno staff dedicati e la non rispondenza con la filosofia o il posizionamento della cantina. Ma l’80% delle cantine che non hanno svolto questa attività l’anno scorso considererà questa eventualità nel prossimo futuro.

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