Una storia di famiglia. Un atto d’amore e ringraziamento verso i genitori. Di quelle belle da passare ai nipoti. Due giovani fratelli, Giorgio e  Andrea iniziano oltre dieci anni fa da zero a fare il vino. Il papà faceva infatti un altro lavoro. Si sa che la vita del pensionato lascia molto tempo libero, così investì in un terreno di montagna, e le uve venivano conferite a terzi, principalmente a spumanti Ferrari. Poi i genitori vennero a mancare e i due ragazzini si ritrovarono con una decisione sullo sviluppo della campagna. Decisero di rimboccarsi le maniche. La prima vendemmia i chardonnay fu nel 2009, con poche centinaia di bottiglie di Trento Doc. Oggi la loro capacità  imprenditoriale fa  leva su 20.000 bottiglie delle quali 6-7 mila di Trento doc il restante in quattro tipologie.

Dal 2013 hanno iniziato il progetto di affinare  nel Lago di Levico lo chardonnay  alle fasce batimetriche individuate utili sul fondale del lago dove la temperatura e’ costante a circa 9 gradi tutto l’anno. D’inverno il lago gela mentre d’estate si arriva a  circa 30 gradi in superficie. “Cremosità e perlage finissimo, un modo per legare cultura e natura ad un vino che appartiene totalmente al territorio” racconta Giorgio “. dell’annata 2016 fatalità sono state prodotte  2016  bottiglie numerate attualmente in vendita.”  La Cantina Romanese fa parte delle cinquantatré cantine che rappresentano in Trentino le bollicine di montagna e che seguono un disciplinare rigorosissimo.

Il lago di Levico è situato a 440 m s.l.m., in Valsugana, è lungo 2.840 metri, largo 950 metri e presenta una profondità massima di 38 metri. Da qui e dal vicino lago di Caldonazzo nasce il fiume Brenta. Non si tratta quindi di un semplice cantinamento, ma di un vero e proprio processo di affinamento, con ancora la bidule e il tappo corona. Il risultato, un vino territoriale. Infatti, le bottiglie di chardonnay spumantizzato con metodo classico, dopo una prima fase di lavorazione a 600 metri di altitudine, vengono lasciate affinare per 700 giorni a 20 metri di profondità nei fondali del Lago di Levico, conferendo al vino un  perlage unico e un’evoluzione aromatica molto particolare. “Il vino però non è ancora pronto,  tutte le bottiglie dovranno ancora passare per altre fasi che porteranno poi a quella finale della sboccatura.” Mi racconta Giorgio.

Un vino che si presenta con una bianchissima spuma, finissime bollicine che s’innalzano a catenelle dl bicchiere, poi mela, miele e mandorle mentre il suo gusto è pieno, elegante, con un fondo delicato di mandorla e lievito. Dosaggio zero quindi lunghezza in bocca.

Dal colore giallo paglierino con riflessi verdolini, questo vino presenta un profumo molto ampio, fruttato, che richiama la fragranza della mela Golden trentina, coronato da pennellate vegetali, Una bella spalla acida armonizza una struttura di ampio spessore e lo rende pulente ed accattivate al palato. Un bellissimo vino e una scommessa vinta che ha contribuito a costruire identità a questa parte di territorio trentino con un unicum.

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