(di Elisabetta Tosi) Un Recioto della Valpolicella sul tetto del mondo, o quasi. È il “Monte Marognin Vigne Eroiche” 2018 dell’azienda Franchini di Negrar, che insieme all’Amarone della Valpolicella Classico Riserva 2013 ha guadagnato la medaglia d’oro alla ventinovesima edizione del Mondial des Vins Extrêmes, l’unica manifestazione enologica mondiale interamente dedicata ai vini di montagna o prodotti in zone caratterizzate da viticolture eroiche. Altrettanto prestigioso il premio assegnato allo stesso vino dalla rivista inglese “Decanter”: quello di Franchini è stato infatti l’unico Recioto della Valpolicella a ricevere il “Platinum” al “Decanter World Wine Awards”, il più grande concorso enologico internazionale, al quale quest’anno hanno partecipato oltre 18 mila vini provenienti da 56 paesi.

“Quando una cosa ti piace, la fai meglio che puoi, e alla fine i risultati arrivano. Sapevo che con quel Recioto avremmo ottenuto un buon risultato, ma non pensavamo che avremmo addirittura vinto”. Giuliano Franchini, proprietario dell’omonima azienda valpolicellese, non nasconde la sua soddisfazione: questi premi sono un riconoscimento importante alla cura estrema dedicata a quello che lui e il suo giovane enologo, Gianluca Ceschi, ritengono il vino più importante della sua cantina. Franchini è il titolare della TecnoVap, azienda di Pescantina leader settore del vapore per la pulizia, presente in oltre 80 paesi. Il vino per lui è una tradizione di famiglia: “Mio nonno faceva il vino e così mio papà, che pure aveva una grande azienda edile. Facevamo il vino per casa nostra, ma abbiamo partecipato anche ad un paio di edizioni del Palio del Recioto di Negrar – racconta – Ho ricominciato nel 1995 a imbottigliare: tre-quattrocento bottiglie che regalavo ai clienti, ma quando lo assaggiavano mi chiedevano sempre se potessero comprarne un po’… A quel punto ho deciso di riaprire la cantina”. La sede è nella vecchia casa di famiglia in località Forlaga, a Negrar: un restauro accurato ha restituito al casolare risalente al XV secolo tutto il suo fascino d’altri tempi.

I materiali utilizzati – legno, pietra, ferro – sono quelli che oggi compaiono anche nel logo aziendale, che raffigura l’antica ghiacciaia d’epoca romana che si trova nel casale stesso, e che oggi ospita le vecchie annate. Anche le vigne sono quelle di famiglia, e si stendono su 9 ettari intorno alla cantina, tra i 280 e i 450 m sul livello del mare; tutte le piante sono allevate a pergola, e alcune ultracentenarie sono addirittura di piede franco (cioè non innestate su radici americane). I vitigni sono quelli tipici della zona – Corvina, Corvinone, Rondinella, Molinara, Negrara – insieme a poche internazionali. Le uve del Recioto vengono tutte dallo stesso cru, il Monte Marognin, un ettaro di vigneto arrampicato su una ripida collina in mezzo al bosco e piantato su 19 marogne (terrazzamenti). “Il Recioto è il padre di tutti i vini della Valpolicella – commenta Giuliano Franchini – Un tempo lo tenevano per gli eventi importanti. Il nostro è fatto tutto a mano, dalla raccolta delle uve alla pressatura dei grappoli dopo ben 6 mesi di appassimento”. La produzione ovviamente è limitata, ma ciò non gli impedisce di usarne una piccola parte per fare anche un altro vino tradizionale pressoché dimenticato (e introvabile): il Recioto mosso, un vino frizzante che nel bicchiere rivela una spuma rosso-violacea che profuma di viole e lamponi. Poche bottiglie che stappa solo per i veri appassionati del genere. Nel futuro dell’azienda Franchini comunque non c’è solo il Recioto e gli altri vini della Valpolicella, ma anche un nuovo prodotto molto particolare: “Si chiamerà Imperium, e sarà un rosso importante, dedicato ai mosaici romani da poco venuti alla luce proprio poco distante da qui”, spiega l’imprenditore. Franchini, infatti, ha acquistato parte dei vigneti sotto ai quali sono stati ritrovati i pavimenti musivi della Villa Romana delle Cortesele e sta seguendo attivamente i lavori di scavo tuttora in corso. “Imperium verrà fatto utilizzando 21 vitigni diversi, sia autoctoni che internazionali, sottoposti ad un breve appassimento”. Un omaggio a quell’impero romano che tante tracce ha lasciato anche in Valpolicella, e non solo sottoterra.

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