Un altro vino dal grandissimo rapporto prezzo-qualità. Una cantina che fa del suo brand un racconto che si dipana dalla Magna Grecia ad oggi. L’azienda Tenute Salentine, dei fratelli Mario e Francesco Marinelli, si trova a Carosino (TA) e si avvale della consulenza dell’enologo Fabio Mecca, uno dei più esperti dell’area centro-sud italiana, e questo 76 Monete 2017 è uno dei vini che mi ha maggiormente colpito, maturato in legno nuovo per un anno.

Di Fabio Mecca parliamo da molto, come uno dei giovani talenti italiani. Quest’anno festeggia 15 lustri di attività nel migliore dei modi nominato enologo dell’anno da Food and Travel. Il suo percorso professionale è chilometrico.  Fabio Mecca, di Barile, enologo lo è stato da sempre. Alla quinta vendemmia nel Salento, la terra sitibonda cantata dall’Alighieri.  Fa questo vino che incanta. Ha tutto di vincente. Armonia, eleganza, corpo, longevità, giusta beva, capace di nascondere molto bene i 15 gradi alcolici, nonostante sia un vino intenso e potente. Membro da sempre della giuria internazionale di Challenge Euposia. Un vino da non perdere, anzi, in cui … perdersi. Tannini lievi e sinceri.  Di spessore il gran finale.

L’entrata è avvolgente e bellissima la corrispondenza gusto olfattiva, notevole la componente glicerica. La beva è facile e accattivante. In ogni sorso si assapora il caldo sole della Puglia.  I fratelli Mario e Francesco Marinelli, quarta generazione, con dedizione e tenacia stano portando avanti il progetto qualità dell’azienda, che ha iniziato la sua storia nel 1954, producendo prevalentemente vino sfuso.

La tenuta si trova in Salento, a tredici chilometri dalla “capitale”  dell’antica Magna Grecia, Taranto, nel piccolo ma orgoglioso comune di Carosino, ricchissimo di storia. Si ritiene che ebbe una frequentazione messapica, e certamente, in epoche successive, fu un importante centro sul fiorente asse commerciale Taranto – Grecia, a riprova il tesoretto di 76 monete argentee ritrovate nel 1904 in agro di Carosino, monete che permettono esatta datazione e precisa testimonianza di rapporti economici e culturali con la grande polis dello Jonio. Di qui il nome del vino. Aderenza e comunicazione alle radici antiche.

L’azienda, tra negramaro, primitivo , chardonnay, ed altre varietà imbottiglia puo’ far leva su una potenzialità di circa 100. 000 bottiglie.

In campagna il primitivo viene allevato, e non potrebbe essere diversamente, col tradizionale sistema dell’alberello, che si incontra in tutto il mediterraneo, secondo l’antico metodo della viticoltura degli antichi Greci. Non è prevista l’irrigazione di soccorso.

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