(di Silvia Allegri). Si è conclusa con grande soddisfazione dei produttori e del pubblico la tredicesima edizione di Corvina Manifesto – L’anteprima del Chiaretto di Bardolino. Che ha offerto al pubblico tutte le sfumature del rosa, il terzo colore del vino, come ha sottolineato Franco Cristoforetti, Presidente del Consorzio di tutela del Chiaretto di Bardolino: “Il Chiaretto non è un Bardolino riuscito male. È un vino importante, un’icona del territorio, che richiede grandi competenze tecniche e un lavoro serio in vigna, elementi essenziali per ottenere un prodotto che è a tutti gli effetti gastronomico, capace non solo di essere un ottimo aperitivo, ma anche di stare in tavola 365 giorni all’anno, accompagnare pietanze elaborate, diventare ingrediente inconfondibile nei cocktail”.

Ma vediamo alcune curiosità di questa edizione.

La nuova menzione in etichetta: non più Bardolino Chiaretto ma Chiaretto di Bardolino. È questo il grande cambiamento per le etichette a partire dall’annata 2021, dopo le modifiche del disciplinare dello scorso 12 aprile 2021 entrate già in vigore. Una dicitura, questa, che esalta il nome del vino e ne rimarca le origini: il Chiaretto è il vino rosa del lago di Garda, inconfondibile.

Le vendite decollano: il Chiaretto di Bardolino ha chiuso il primo bimestre del 2022 con una crescita su base annua del 26,7%, e in due mesi sono stati già collocati 1,4 milioni di bottiglie. I dati sono incoraggianti, per un vino che arriva a dieci milioni di bottiglie all’anno e si conferma leader tra i rosati italiani.

Infinite sfumature di rosa

Aperture all’estero: la presenza di turisti stranieri e l’interesse dei giornalisti americani sono dati incoraggianti. Il Chiaretto di Bardolino si conferma ambasciatore amatissimo della gardesanità all’estero, anche in Francia, il maggiore paese importatore di rosa al mondo, pur essendo patria della Provenza. E se in molti ristoranti d’oltralpe compare in carte vino di altissimo livello, spesso tutte dedicate ai vini rosa, oggi il Chiaretto è pronto per conquistare il mercato Usa, dove la sua presenza risulta ancora inferiore rispetto ai rosé provenzali.

Un legame col territorio: a fare da sfondo all’Anteprima, quest’anno, sono stati gli spazi dell’Istituto Tusini di Bardolino. Una scelta strategica: qui gli studenti vengono preparati al lavoro di cantiniere e addetto di campagna. Se è facile trovare enologi e agronomi, non è altrettanto facile contare su queste figure. I salesiani hanno puntato alla loro preparazione con un progetto pilota che conferma Verona all’avanguardia per il settore vinicolo. E si crea, così, un legame ancora più forte tra produttori, giovani e territorio.

Un vino fresco, ma che sa invecchiare: oltre alle bottiglie 2021, che presentano una grandissima varietà di rosa grazie ala maturazione enormemente maggiore e alla presenza importante di antociani, il pubblico ha potuto scoprire anche le “selezioni” affinate uno o due anni in cantina, e quanto il Chiaretto sia capace di sorprendere nel tempo. Nella masterclass organizzata dal Consorzio si è fatto un viaggio, con 8 vini, dal 2014 al 2021. La loro personalità dimostra come sia ormai altamente superato il luogo comune per cui un vino rosa debba essere consumato in breve tempo e solo d’estate o come aperitivo. Il Chiaretto di Bardolino, grazie alla sapidità che gli deriva dai suoli ricchi di dolomia e dal clima temperato del lago di Garda, rimane accattivante anche a distanza di anni.

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