(di Alessandra Piubello) L’edizione di Vini ad arte 2022, l’anteprima per la stampa di settore organizzata dal Consorzio Vini di Romagna, ci prospetta ancora una crescita, un altro passo in avanti fatto dai produttori romagnoli verso la qualità. Sotto i riflettori l’annata 2021 e 2020 dell’Albana Docg, stesse annate per il Romagna Sangiovese Superiore e MGA Doc, per la Riserva invece, sempre Superiore e MGA Doc, si parte dalla 2019 per avere delle incursioni nella 2018, 2017 e 2016.

La Romagna del vino da tempo non è più una cenerentola, come dimostrano i suoi due vini di punta, l’Albana fra i bianchi e poi il Sangiovese, che in questa terra peculiare si esprime in modo differente rispetto alla blasonata Toscana, mostrando espressività peculiare e beva più leggera, in sintonia con il gusto moderno. Gli elementi distintivi del Romagna Sangiovese, ovvero una viticoltura in larga parte collinare, la fedeltà al vitigno, la bontà dei cloni e l’ampia ricchezza di composizione dei suoli stanno uscendo sempre più valorizzati da un gruppo di produttori sensibili e capaci, dotati di una chiara visione, che si sono aggiunti agli storici fuoriclasse presenti da oltre cinquant’anni, in numero però esiguo.

Seppur in annate calde e siccitose come la 2021 (avvantaggiata da una riserva idrica invernale e da escursioni termiche decise nell’ultimo mese di maturazione delle uve, colpita però dalle gelate primaverili) e la 2020 (che oltre alla forte siccità ha dovuto far i conti con le gelate primaverili) ci sono stati bravi produttori romagnoli che hanno saputo gestire le difficoltà in vigna, regalandoci dei vini impressivi. Le Albane 2021 sembrano evidenziare un’annata da ricordare.

In particolare, citiamo Giovanna Madonia con Neblina, Tre Monti con Vitalba, Fattoria di Zerbina con Bianco di Ceparano, Tenuta La Viola con Frangipane, Tenuta Santa Lucia con Albarara, Celli con I Croppi, Giovannini con Gioja; va sottolineato che in generale il livello è considerevole. Nel 2020 proviamo l’emozione più viva con Fattoria del Monticino Rosso con Codronchio, ma anche con Galassi Maria con La Signora e Tenuta La Viola con InTerra.

Spostandoci sul fronte Sangiovese, la lista si fa lunga: nel 2021 citiamo Fattoria Nicolucci con Tre Rocche, Ronchi di Castelluccio con Le More, Noelia Ricci con Il Sangiovese e Pandolfa con Federico. Nel 2020 continuiamo con Girapoggio di Bissoni Raffaella, Cadisopra di Ca’ di Sopra, Poggio Vicchio di Fattoria Zerbina, Pietro 1904 e Cesco 1938 di Piccolo Brunelli, Vigna Beccaccia di Villa Papiano. Per non parlare delle riserve, nelle quali svettano per la 2019 Vigna del Generale di Fattoria Nicuolucci, Vigna Probi e Prè di Villa Papiano, l’Ombroso di Giovanna Madonia, a seguire Raggio Brusa di Condé, Smembar di Galassi Maria, Pandolfo della Pandolfa, Vigna Ca’ del Rosso di Ca’ di Sopra. Memorabili nel 2017 Monografia 2 di Fattoria Zerbina e nel 2016 Vigna del Generale Selezione di Fattoria Nicolucci.

La squadra del consorzio, capeggiata dall’attivissima presidente Ruenza Santandrea e il non da meno dinamico direttore Filiberto Mazzanti, ha saputo creare un clima di operosa collaborazione tra i soci. Non dimentichiamo che qui convivono grandi cantine cooperative (sette la precisione) e produttori di medie e piccole dimensioni (poco più di un centinaio).

Il format dell’anteprima, ben supportato dall’agenzia di comunicazione Well Com di Alba, è stato strutturato su tre giorni: due di visite sul territorio e uno di degustazione tecnica nel sempre suggestivo Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza. Vini ad Arte è stato inoltre l’occasione per presentare ufficialmente le 4 nuove Menzioni Geografiche Aggiuntive (Imola, Verucchio, Coriano e San Clemente) che vanno ad aggiungersi alle 12 già esistenti. La scelta di puntare alle MGA, avviata dal disciplinare una decina di anni fa, sta dando i suoi frutti.

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