(di Elisabetta Tosi) Sicuramente non difetta di frutto l’Amarone dell’annata 2017, che mostra fin dal primo sorso una succosa ciliegia sotto spirito; pur presentandosi meno sfaccettato del solito, come vino appare più pronto, equilibrato e bevibile, anche se saprà dare il meglio di sé tra qualche anno. Queste le prime impressioni dagli assaggi del vino rosso più famoso della Valpolicella, presentato  in Gran Guardia a Verona alla recente due-giorni “Amarone Opera Prima”. 

Spiega Giambattista Tornielli, docente di Arboricoltura e coltivazioni arboree presso l’Università di Verona: «Il 2017 è stato un anno siccitoso; dopo un inverno tutto sommato mite e un marzo insolitamente caldo, a fine aprile (19-20) si era verificata una gelata in gran parte d’Italia, che però in Valpolicella non  aveva fatto danni di rilievo, grazie soprattutto al sistema di allevamento a pergola. Il brusco abbassamento di temperatura si era però interposto tra il germogliamento – che era stato precoce – e la fioritura di maggio. I mesi successivi avevano poi visto un’ondata di calore tra fine luglio e inizio agosto: l’andamento dell’estate aveva insomma costretto i vigneti a fare i conti con oscillazioni termiche importanti e con una persistente carenza idrica, alleviata solo dalle piogge di settembre. Per fortuna lo stato di salute delle uve si è sempre mantenuto molto buono».

La maturazione accelerata ha finito per dare uve con tenori zuccherini e acidità totale più alti. Sul fronte dello stile, il millesimo 2017 si presenta anche con una buona dotazione di antociani e polifenoli, elementi che rendono l’Amarone di questa annata un vino dall’intenso colore rubino scuro e piacevolmente rotondo.

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