(di Elisabetta Tosi) Tre vini da…mare, …ma anche da montagna, da piscina, da lago, o da quello che vi pare. Tre vini che si bevono bene, facilmente, si abbinano a tutto e non hanno bisogno di particolare attenzioni: si possono stappare tirandoli direttamente fuori dal frigo, senza aspettare. Il successo è assicurato, sia con gli amici più sofisticati che con quelli meno esperti di vino, perchè sono tre vini senz’altra pretesa che quella di mettere tutti a proprio agio.

Il primo è un Durello in una versione un po’ insolita e poco frequente, ma che riprende un’antica tradizione contadina: quella della ri-fermentazione sui lieviti in bottiglia, che regala al vino una leggera frizzantezza. “Mandégolo Veneto IGT Durello 2021” è l’ultimo nato di Casa Cecchin, famosa cantina durellista, posta in contrada Agugliana, frazione del Comune di Montebello (Vicenza). Il vino prende il nome di un rigagnolo che scorre vicino alla cantina, e come tutti i vini curati dall’enologa Roberta Cecchin è fatto con sola uva durella, coltivata sui basalti neri di cui è fatto il terreno vulcanico di quest’ area. Fermentato e vinificato in acciaio,viene imbottigliato senza filtrazione a primavera,  con un leggero residuo zuccherino, che insieme ai lieviti presenti provoca  la naturale rifermentazione. Si ottiene così un vino leggermente opalescente, di grande freschezza al naso e in bocca, con un insieme di profumi agrumati che  al gusto si accompagnano ad un accenno di pera bianca. Ottimo con finger foods di pesce, meglio ancora con una merenda rustica a base di formaggi e salumi.

“Asobar 2021” è un altro vino curioso e easy to drink. Lo produce la trevigiana Ca’ Peruzzetto di San Nicolò di Ponte di Piave con un vitigno che localmente chiamano Grapariol: una rara uva bianca tipica della provincia di Treviso recuperata solo di recente. In passato si pensava si trattasse di una mutazione bianca del Raboso Piave, ma le analisi del DNA hanno dimostrato che non c’è nessuna relazione, né con quello né con il Raboso Veronese. Ciononostante, la gente lo chiama anche Raboso, ovvero, letto al contrario, “Asobar”. Ca’ Peruzzetto la propone nella rarissima versione ferma, dato che la maggior parte dei produttori preferisce spumantizzarlo. Il vino si presenta molto fresco, con accattivanti profumi leggeri di zafferano, erbe di campo mediterranee e fiori bianchi. La grande freschezza e una leggera  nota salmastra  al gusto lo rende un vino perfetto da bere da solo, bello freddo, ma anche come aperitivo (magari con qualche salatino) e  in accompagnamento ai piatti leggeri dell’estate.

Il terzo e ultimo vino è forse il più inaspettato: a dispetto del suo nome infatti, “Malbech” di Casa Piazza di Annone Veneto non è un vino argentino realizzato in Veneto orientale, sebbene si tratti della stessa uva, il vitigno Cot. Questa è una varietà originaria della francese area di Cahors, che in giro per il mondo ha preso molti altri nomi (in Argentina Malbec, in Moldavia Nuar de Presac, eccetera); una dimostrazione della sua significativa diversità clonale all’interno della stessa varietà. Da questo vitigno l’enologo Alessio Piazza trae  un vino con profumi di ciliegia e fruttini rossi di rovo (more, lamponi) ben maturi che si ripresentano in bocca in maniera amabile e vivace (è anche leggermente frizzante). La chiusura d’assaggio è su note leggermente verdi, che puliscono la bocca… e invitano a riempirsi il bicchiere un’altra volta.

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